9 Sinfonia Di Beethoven Spartito

Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” – Introduzione

  1. Allegro ma non troppo, un poco maestoso, che comincia piano, in modo (quasi) misterioso, finché non arriva il vigoroso tema principale, in re minore, proposto da tutta l’orchestra in fortissimo, mentre il secondo tema è rappresentato da tre motivi differenti. Qui non c’è la ripresa dell’esposizione che, quindi, sfocia direttamente in un grandioso sviluppo
  2. Molto vivace, è uno scherzo veloce in cui i timpani la fanno da … padroni. Il tema principale, in re minore, è presentato sotto forma di un fugato iniziale mentre il Presto centrale, in re maggiore, sostituisce il trio
  3. Adagio molto e cantabile, in si bemolle, è formato da due temi commoventi e da variazioni, in mezzo alle quali si trova, per due volte, un altro tema andante più tenero ed ottimista
  4. Presto. Allegro assai, il movimento più lungo, che vede l’introduzione delle voci, come ho detto sopra.

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 A cavallo di due secoli: Ludwig van Beethoven e le sue Nove Sinfonie

Ludwig van Beethoven fu tra i compositori che tra la fine del’700 e la prima metà dell’800, per la sua inventiva, stravolse quelli che fino all’epoca furono le strutture formali musicali. Fu grazie a lui che proprio in quegli anni si ebbe l’affermazione della “forma sonata”, nella struttura che oggi conosciamo. Ma non solo, la sua instancabile penna ci ha lasciato opere immortali come le Nove Sinfonie, che segnarono l’inizio di un periodo beethoveniano ben preciso (gli inizi dell’800), e più precisamente dal 1799 al 1824, che coincide con l’inizio della sordità del compositore e con la presa di coscienza dei problemi ad essa correlati. Sono gli anni in cui Beethoven passa dalle crisi di sconforto all’ottimismo, che andrà via via sublimato in amore ideale per l’intera umanità. Questo periodo della sua vita fu molto fecondo per la composizione che, tralasciata la carriera pianistica per la sordità, nacquero oltre alle Sinfonie, gli ultimi tre concerti per pianoforte e orchestra, memorabili sonate per pianoforte, i due maggiori Trii per archi e tre quartetti per archi ( la Tripartita op.59).

La Terza è in mi bemolle maggiore op. 55 «Eroica» (1805), originariamente fu intitolata “Sinfonia a Bonaparte”, in omaggio a Napoleone Bonaparte, il console francese che aveva iniziato a riformare radicalmente l’Europa dopo aver condotto campagne militari in tutto il continente. Nel 1804 Napoleone si incoronò imperatore, una mossa che fece arrabbiare molto Beethoven. La storia ci narra che il compositore strappò il frontespizio e in seguito ribattezzò la sinfonia con il nome “Eroica”, perché si rifiutò di dedicare uno dei suoi pezzi all’uomo che ora considerava un “tiranno”. Tuttavia, permise comunque che sul manoscritto pubblicato ci fosse l’iscrizione “composta per celebrare il ricordo di un grande uomo“, nonostante poi abbia dedicato il lavoro a Lobkowitz, uno dei mecenati di Ludwig van Beethoven. Ciò ha portato sin da allora storici e biografi a speculare sui sentimenti di Beethoven verso Napoleone.

L’influenza di Bonaparte, della Rivoluzione francese e dell’illuminismo tedesco su Beethoven furono fattori importanti nello spiegare lo sviluppo del cosiddetto stile “Eroico” che finì per dominare questo periodo compositivo. I tratti dell’eroico includono i ritmi di “guida” (spesso le opere del periodo possono essere identificate tanto dal ritmo quanto dalla melodia/armonia), drastici cambiamenti dinamici e, in alcuni casi, l’uso di strumenti marziali. L’eroico contiene dramma, morte, rinascita, conflitto e resistenza; può essere riassunto come “superamento”. L’Eroica è una delle pietre miliari principali nello sviluppo del sinfonismo di Beethoven. È qui che vediamo per la prima volta l’ampiezza, la profondità, l’orchestrazione e lo spirito che segnano una rottura con le melodie piacevoli dei periodi precedenti. Le temerità tonali del primo tempo, al limite della dissonanza, scandalizzarono il pubblico di allora; il secondo tempo, Marcia funebre, fu il modello di simili invenzioni tragico-elegiache care alla musica romantica.

La Sesta in fa maggiore op. 68 «Pastorale» (1808), la Settima in la maggiore op. 92 (definita da Wagner «apoteosi della danza»: 1813) e la piccola Ottava in fa maggiore op. 93 (1814) sono monumenti di serena vitalità, appena adombrata da nubi, e creano un teso contrasto con la Nona Sinfonia in re minore op. 125 (1824), capolavoro del tardo stile, estasi dinanzi al mistero dell’assoluto, la cui clamorosa novità formale è il Finale con voci sole e coro sul testo dell’ode Alla gioia (An die Freude) di Friedrich Schiller. Potenza di stile tragico era già presente in altre grandiose partiture sinfoniche, fra cui le ouvertures Coriolano op. 62 (1807) e Egmont op. 84 (1810).