Personalità Evitante E Paranoica

Il Disturbo Paranoide di Personalità che cosa è?

Caratteristiche psicologiche del Disturbo Paranoide di Personalità

  • Visione di se stessi: si considerano come virtuosi e vulnerabili al maltrattamento da parte degli altri
  • Visione degli altri: vedono gli altri essenzialmente come subdoli, ingannevoli, sleali e segretamente manipolativi. Credono che gli altri desiderino attivamente interferire con le loro attività, sminuirli, discriminarli, ma in un modo sottile e camuffato da una modalità innocente. Alcuni pazienti pensano che gli altri stiano facendo delle coalizioni segrete contro di loro
  • Credenze intermedie e profonde: le credenze più profonde sono “sono vulnerabile”, “non posso fidarmi degli altri”, “sono ingannevoli e hanno cattive intenzioni verso di me”. Di conseguenza, “se non starò attento le persone mi sfrutteranno e approfitteranno di me”, “se le persone sono amichevoli, stanno cercando di usarmi”, “se le persone sono distanti, allora questo prova quanto io sia poco amichevole”
  • Minacce percepite: la minaccia principale riguarda l’essere sminuito o che gli altri approfittino in un certo modo. Gli individui con disturbo paranoide di personalità sono spaventati da qualsiasi azione possa rappresentare una violazione del loro territorio, ideali, o relazioni
  • Strategie di coping: sono ipervigili e sempre in allerta. Sono sospettosi, diffidenti, e vanno continuamente alla ricerca di segnali che sveleranno i “motivi nascosti” dei loro “avversari”. A volte, possono affrontare questi “avversari” con accuse di essere in torto e quindi provocare quel tipo di ostilità che credevano già esistesse
  • Emozioni principali: rabbia per i presunti sfruttamenti e ansia per le minacce percepite

Sintomi della personalità paranoide. Come capire se una persona soffre di Disturbo Paranoide di Personalità:

  • Ritengono che gli altri faranno loro del male, si approfitteranno di loro o le umilieranno in qualche modo
  • Si impegnano molto a proteggersi e a mantenere la distanza dagli altri
  • Attaccano preventivamente quando si sentono minacciati
  • Tendono a portare rancore, sono litigiosi e mostrano gelosia patologica
  • Presentano una modalità di pensiero evidentemente distorta che si manifesta con la tendenza a leggere negativamente commenti o comportamenti innocui e a soffermarsi su offese passate
  • A causa delle distorsioni del pensiero, non riescono a fidarsi degli altri e non riescono a sviluppare rapporti stretti
  • Hanno una vita emotiva dominata da sfiducia e ostilità

Quali sono le cause del Disturbo Paranoide di Personalità?

Conseguenze del Disturbo Paranoide di Personalità

Cura del Disturbo Paranoide di Personalità

  1. Aiutare la persona a conoscere come fronteggiare le problematiche tipiche del disturbo paranoide di personalità
  2. Insegnare abilità di comunicazione utili negli ambienti sociali
  3. Contribuire a ridurre i livelli di sospettosità e di mancanza di fiducia negli altri

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

TERAPIA METACOGNITIVA INTERPERSONALE

Il Disturbo Evitante di Personalità che cosa è?

Le persone con disturbo evitante di personalità vivono generalmente isolate, spettatrici di un mondo al quale vorrebbero prendere parte ma per loro troppo spaventoso. Tendono, infatti, a pensare di non essere brave abbastanza, di poter essere rifiutate o ferite, di non piacere agli altri, di essere poco attraenti e socialmente inadeguate. Questi pensieri conducono a elevati stati di ansia nelle situazioni sociali, quali lavoro, amici, relazioni intime, che tendono accuratamente a evitare per paura di essere ridicolizzati, criticati e rifiutati. La condizione preminente è il “disagio e l’ansia sociale” e una marcata tendenza a svolgere una vita routinaria che ponga questi soggetti al riparo dai potenziali rischi costituiti dalla novità. Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, gli evitanti coltivano interessi e attività solitarie (es. musica, lettura, chat).

Caratteristiche psicologiche del Disturbo Evitante di Personalità

  • Visione di se stessi: si considerano socialmente incompetenti e inetti in situazioni scolastiche o lavorative
  • Visione degli altri: vedono gli altri come potenzialmente critici, disinteressati e richiedenti
  • Credenze intermedie e profonde: “se questa persona mi tratta così male, allora devo essere una cattiva persona”, “se a mia madre o mio padre non piaccio, come posso piacere agli altri?”, “dal momento che non ho amici, devo essere davvero diverso e difettato”, “non posso tollerare le emozioni sgradevoli”, “non vado bene”, “non valgo nulla”, “non sono amabile”
  • Minacce percepite: “gli altri scopriranno che sono un fallimento”, la paura di essere sminuiti, squalificati, rifiutati
  • Strategie di coping: evitare le situazioni in cui si può essere valutati. Quindi, rimanere ai margini dei gruppi sociali ed evitare di attirare l’attenzione su di sé. In situazioni lavorative, tendono a evitare di assumersi nuove responsabilità o di cercare un avanzamento di ruolo perché temono di fallire e di essere attaccati dagli altri
  • Emozioni principali: l’emozione principale è la disforia, una combinazione di ansia e tristezza, correlata alla difficoltà a ricavare piacere dalle relazioni intime e senso di padronanza dai compiti svolti. Sperimentano ansia, correlata al timore di uscire anche di poco allo scoperto nelle relazioni sociali o lavorative

Sintomi della personalità evitante. Come capire se una persona soffre di Disturbo Evitante di Personalità:

  • Evitare di farsi coinvolgere in attività che comportano un significativo contatto interpersonale a causa della paura di essere criticati, ricevere disapprovazione o rifiuto
  • Indisponibilità a interagire con gli altri a meno che non si è certi di piacere
  • Mostrarsi frenati nelle relazioni sociali a causa della vergogna e della paura di essere ridicolizzati
  • Preoccupazione eccessiva di essere criticati o rifiutati nelle situazioni sociali
  • Inibizione nelle nuove situazioni sociali a causa del sentimento di inadeguatezza
  • Tendenza a valutarsi inadeguati socialmente, inetti, poco attraenti o inferiori agli altri
  • Tendenza a essere riluttanti ad assumere rischi personali o a impegnarsi in nuove attività perché potrebbe rivelarsi imbarazzante

Quali sono le cause del Disturbo Evitante di Personalità?

Conseguenze del Disturbo Evitante di Personalità

Cura del Disturbo Evitante di Personalità

LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

TERAPIA METACOGNITIVA INTERPERSONALE

  • Differenziare tra immaginazione e realtà, in particolare nel considerare le rappresentazioni negative di sé con l’altro come ipotetiche e non specchio di una realtà oggettiva
  • Evocare rappresentazioni alternative che il paziente possiede, ma che sono mascherate dagli stati mentali problematici dominanti
  • Promuovere nuovi comportamenti in sostituzione di quelli abituali
  • Formare una rappresentazione integrata di sé che tenga conto delle contraddizioni psicologiche e degli errori di ragionamento del paziente, quali il notare sistematicamente intenzioni ostili nell’altro oppure strategie del tipo “se evito, di sicuro non subisco il giudizio negativo”
  • Leggere con maggiore sensibilità le intenzioni degli altri
  • Distinguere i segnali di ostilità attesi da quelli effettivi e decentrare, ovvero assumere il punto di vista dell’altro non influenzato dalle proprie aspettative negative

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

Che cos’è il disturbo Paranoide

Il disturbo paranoide di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato dalla tendenza, persistente ed ingiustificata, a percepire e interpretare le intenzioni, le parole e le azioni degli altri come malevole, umilianti o minacciose. Il mondo è vissuto come ostile e guardato sempre, nei contesti più vari, con diffidenza e sospettosità, con conseguente “obbligatoria predilezione” per uno stile di vita solitario. Sfiducia e sospettosità portano le persone che soffrono di questo disturbo ad avere un atteggiamento ipervigilante (ricercano segnali di minaccia, di falsità e di significati sottostanti nelle parole e nelle azioni altrui), ad agire in modo cauto e guardingo, ad apparire “fredde” e prive di sentimenti; questi soggetti sono, inoltre, eccessivamente permalosi, polemici, ostinati e sempre pronti a contrattaccare quando credono di essere criticati o maltrattati.Questa patologia colpisce lo 0,5-2,5% della popolazione, con una maggiore incidenza tra le minoranze etniche e gli immigrati. Si presenta più frequentemente negli uomini.

Come si manifesta

La sensazione prevalente, praticamente costante, nelle persone che presentano il disturbo paranoide, è quella di minaccia, pericolo, aggressione. Ne conseguono uno stato di allerta e di tensione fisica insopportabili. Tipicamente le persone con disturbo paranoie di personalità, infatti, presentano pensieri del tipo: “Non si può mai abbassare la guardia!”, “Appena ti rilassi sono pronti a fregarti!”. A volte la sensazione interna assume una diversa sfumatura, quella della derisione, e gli altri, più che pericolosi, sono percepiti come sprezzanti o provocatori.La reazione emotiva e, quindi, il conseguente comportamento variano:quando la convinzione è di essere, ingiustamente, vittime di un mondo ostile e umiliante prevarranno rabbia, risentimento o irritazione e la tendenza sarà quella di reagire attaccando e aggredendo;quando, invece, la sensazione che si vive è quella dolorosa di essere escluso, in quanto non voluto, di essere emarginato dal gruppo, prevarranno ansia, tristezza, senso di solitudine e astenia,con la conseguente tendenza ad isolarsi, a ritirarsi dal mondo.Gli individui con questo disturbo possono essere anche morbosamente gelosi e sospettare, senza reali motivi, che il coniuge o il partner sia infedele.Questi soggetti presentano, inoltre, due importanti difficoltà che si rinforzano reciprocamente. La prima è rappresentata dall’incapacità di porsi nella prospettiva dell’altro, di distinguere il proprio punto di vista da quello altrui; l’altra è la difficoltà a distinguere tra mondo esterno (realtà obiettiva) e mondo interiore (proprie sensazioni e idee). La sensazione pervasiva di minaccia, ad esempio, non viene mai considerata come un vissuto soggettivo, una fantasia o un’ipotesi, ma come un dato di realtà assoluto e certo.Spesso le persone con questo disturbo sentono di non avere capacità sufficienti per gestire determinate situazioni e provano quindi un senso di costrizione da parte del mondo esterno rispetto alle loro scelte.

Come capire se si soffre di disturbo paranoide di personalità

Chi soffre di questo disturbo è, o spesso gli dicono di essere, eccessivamente permaloso o geloso e soprattutto sempre sospettoso, sul “chi va là”. Gli altri non ispirano quasi mai fiducia. La persona con disturbo paranoide, infatti, pensa che c’è sempre “sotto c’è una fregatura” e si aspetta di essere in qualche modo danneggiato, sfruttato o umiliato. In genere preferisce limitare i contatti con gli altri e tende ad isolarsi e a condurre, anche se con sofferenza, uno stile di vita solitario. Può alternare dei periodi in cui prevale l’ansia e la tensione, a periodi più rabbiosi e rancorosi o anche stati di depressione e abbattimento; quello che è certo è che non conduce una vita serena, ma prevale comunque uno stato di sofferenza ed una difficoltà a “vivere bene nel mondo, con gli altri”.Alcuni di questi sintomi, tuttavia, si possono ritrovare anche in altre patologie, è quindi in genere necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata. Alcuni esempi: spesso nel disturbo paranoide troviamo sintomi ansiosi e/o depressivi che potrebbero farci pensare a disturbi d’ansia o a un disturbo dell’umore(disturbo bipolare e depressione); l’eccessiva sospettosità caratterizza, inoltre, anche il disturbo borderline di personalità e le idee di riferimento caratterizzano anche i disturbi deliranti e la schizofrenia; il ritiro sociale, infine, è presente sempre nel disturbo schizoide.

Cause

Conseguenze

Differenti tipi di trattamento

In genere le persone che soffrono di questo disturbo non cercano spontaneamente aiuto, ma sono spesso i parenti ad insistere per diverse motivazioni, tra le quali più frequentemente uno stato depressivo del soggetto, un suo progressivo isolamento sociale o problemi relativi a comportamenti rabbiosi e aggressivi.La psicoterapia è sicuramente il trattamento di scelta, in particolare una psicoterapia cognitiva individuale a lungo termine, anche se difficile da impostare perché la sfiducia e la sospettosità dei soggetti con disturbo paranoide si estendono a coinvolgere anche la figura del terapeuta. Gli aspetti di trattamento più comportamentali possono essere usati, con buoni risultati, per migliorare le capacità sociali e diminuire la sospettosità.La terapia farmacologica può essere introdotta, come supporto alla psicoterapia, se il paziente presenta sintomi che interferiscono con il funzionamento quotidiano e/o sociale e sempre in presenza di ideazione suicidaria (quindi sia nelle condizioni di abbattimento che di aggressività). In genere si tende ad utilizzare i regolatori dell’umore in monoterapia, quando non vi sono tematiche deliranti, in associazione con antipsicotici di seconda generazione in presenza di deliri, comportamenti bizzarri e idee suicidarie.

Il trattamento metacognitivo-interpersonale

Nell’ambito dello sviluppo della terapia cognitiva sono studiati diversi programmi di psicoterapia per la cura dei disturbi di personalità.Presso il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma è stato messo a punto un modello di trattamento metacognitivo-interpersonale specifico per il disturbo paranoide di personalità. Questo tipo di trattamento è volto ad individuare non solo i comportamenti disfunzionali, ma anche il tessuto di cognizioni, gli aspetti affettivi e le strategie che caratterizzano il disturbo; in altre parole, il paziente è allenato a riconoscere e identificare quali emozioni prova, come pensa, agisce e fronteggia i problemi.L’obiettivo finale è quello di migliorare la qualità di vita della persona, rispettando le sue esigenze e le sue priorità. Per raggiungere tale obiettivo è indispensabile creare, fin dalle prime sedute, le condizioni per stabilire un buon rapporto terapeutico; il terapeuta eviterà, infatti, il coinvolgimento in dinamiche relazionali patologiche, accordandosi sugli scopi e gli obiettivi del lavoro terapeutico.Più specificatamente il trattamento si basa, in un primo momento, sul riconoscimento degli stati d’animo che sono tipici dalla persona con questo disturbo; in altre parole si aiuta il paziente a riconoscere, ad esempio, lo stato di minaccia, pericolo o derisione, a cui seguono emozioni quali ansia, tensione, rabbia, oppure lo stato in cui sente di essere stato escluso dagli altri, a cui, invece, seguono tristezza ed isolamento.Grazie alla presa di consapevolezza e alla maggiore conoscenza di questi e altri stati d’animo è possibile, in un secondo momento, lavorare per migliorare le due importanti difficoltà che tipicamente presentano i soggetti con questo disturbo: l’incapacità di porsi nella prospettiva dell’altro e la difficoltà di distinguere tra mondo esterno e mondo interiore. Questo è uno degli aspetti più importanti del trattamento ed è fondamentale per regolare lo stato interno del soggetto e le sue relazioni. Per insegnargli a porsi nella prospettiva dell’altro, ad esempio, si guida la persona ad “osservare i processi mentali” del terapeuta; quest’ultimo, infatti, illustra ed esplicita al paziente cosa pensa in un dato momento, come arriva a determinate conclusioni e quali elementi prende in considerazione per formarsi delle convinzioni. Il terapeuta, inoltre, mostra in vivo quanto questa difficoltà occupa la mente del soggetto e quanto gli condiziona la vita e le relazioni.Un’ulteriore parte del trattamento, infine, è costituito dalla messa in discussione delle interpretazioni disfunzionali del paziente riguardo al comportamento e alle intenzioni degli altri, attraverso la formulazione di ipotesi alternative alle sue convinzioni. In altre parole il paziente viene allenato a fornire nuove interpretazioni delle situazioni, dei comportamenti e dei pensieri degli altri. Questo permette al soggetto di migliorare le sue difficoltà ed acquistare nuovi strumenti per verificare l’attendibilità delle sue interpretazioni e ipotesi.La psicoterapia, dunque, non solo mirerà a costruire delle strategie utili e adeguate per affrontare e gestire gli stati interni e le difficoltà di cui abbiamo parlato, ma permetterà al paziente di migliorare funzionamento sociale e relazionali interpersonali.